I video della Vicepresidenza – La Fanciulla Del West

FanciullaContinua il mio viaggio pucciniano che ci porta alla scoperta de “La Fanciulla del West”. E’ una delle mie opere preferite sia per il  messaggio profondo che porta con sé, sia per l’incredibile orchestrazione pensata da Puccini, che ha da sempre suscitato l’ammirazione di autori, direttori d’orchestra, critici severissimi, i quali avevano stroncato il libretto, la situazione, i personaggi, l’ambiente definito “inverosimile”. Ma l’orchestrazione no. Usata a scopo didattico, ammirata da Ravel, Mitropoulos, Webern, che descrive la Partitura “splendida”. Ogni Battuta, secondo Webern, è sorprendente. Ascoltare la Boheme e, subito dopo, La Fanciulla, è in pratica uno shock. Impossibile pensare  che siano entrambe dello stesso autore.

Siamo alla “Polka” osteria rifugio per minatori ai tempi della “Febbre dell’oro “. Qui c’è Minnie giovane padrona del locale della quale sono tutti, forse inconsciamente, innamorati. La sua vita subisce un improvviso cambiamento: una sera entra alla “Polka” un giovane straniero, il quale afferma di chiamarsi Dick Johnson. Il suo sguardo incontra quello di Minnie e fra i due, che già si erano conosciuti per caso pochi anni prima, si stabilisce una subitanea intesa. In realtà, quel giovane altri non è che Ramerrez, venuto a studiare di persona la possibilità di rapinare la cassa del saloon, ove i minatori son soliti depositare i propri risparmi; malgrado l’avversione mostrata verso lo sconosciuto dallo sceriffo Jack Rance, che da tempo corteggia senza successo Minnie, il sedicente Johnson, affascinato dalla grazia e dalla bellezza della fanciulla, non si decide ad abbandonare il locale. Jack Rance, sceriffo del posto, come gli altri subisce il fascino della ragazza al punto tale da offrirle persino del denaro in cambio di un bacio. A Johnson interessa, a questo punto, solamente rubare il  cuore della ragazza, e ottiene di andarla a salutare a casa sua. Minnie, felice, continua ad igno­rare la vera identità dell’uomo e il suo turbinoso passato; saranno Rance ed alcuni minatori, saliti nel suo alloggio per metterla in guardia sullo straniero che era penetrato alla “Polka” per trafugare l’oro e che sembra essersi nascosto nelle vicinanze, a rivelarle il vero essere di Johnson. Minnie è costretta così a cacciare fuori di casa l’uomo, il quale ammette che voleva, si, rubare, ma quando l’ha vista non ha più potuto. Uscito, viene ferito dagli uomini dello sceriffo che erano rimasti nei paraggi. Viene soccorso da Minnie che finisce per giocarsi la vita dell’uomo con Rance, in una delle scene più elettrizzanti della storia dell’opera: una partita a poker. Minnie, barando, vince. Johnson, dopo la tremenda avventura, è finalmente deciso a redimersi dalla vita sciagurata fin qui condotta: malgrado le assidue ricerche, è riuscito a far perdere le proprie tracce, ma è stato catturato in prossimità del confine, mentre tentava di espatriare. È subito circondato da una turba di uomini minacciosi, pronti a linciarlo; a nulla vale il suo canto d’amore “Ch’ella mi creda libero e lontano”: la sua sorte sarebbe segnata se, d’improvviso, in sella ad un cavallo ed impugnando una pistola, non intervenisse in suo soccorso Minnie. Con paziente opera di persuasione, Minnie convince i minatori che, commossi, regalano Ramerrez alla ragazza ricordando i giorni trascorsi insieme, le ore della tristezza e della speranza, e riuscendo a commuovere quegli animi induriti dalla fatica e dalle sofferenze. E soprattutto perché, come gli aveva insegnato Minnie quando gli leggeva la bibbia, non esiste al mondo “un peccatore cui non s’apra una via di redenzione”. Johnson è finalmente libero e Minnie s’allontana felice con colui che nessuno potrà più togliere al suo amore.

Conosciamo i personaggi:

Jack Rance sceriffo racconta la storia della propria vita a Minnie. “Nessuno mai mi amo’ nessuno ho amato” canta un baritono che in questa parte ha veramente lasciato un segno: Silvano Carroli.

Minnie risponde a Rance e lo fa con la voce di Antonietta Stella in un’edizione  che a quei tempi fece epoca.

Rimane il bandito, Ramerrez, che implora gli uomini dello sceriffo di non far sapere a Minnie come è morto. Peccato che Rance gli dice di essere breve la romanza è così bella… La voce è quella di Mario del Monaco – Teatro alla Scala – 1957

 

Il grande applauso finale permettetemi di estenderlo a Puccini.

Mario Sizzi – Vicepresidenza

 

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